La Storia Della Nuorese Calcio Dal 1930 Ad Oggi

Domenica, 20 Agosto 2017
Cusma Ottorino
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Cusma Ottorino

UN CALCIATORE DI ALTRI TEMPI dal Friuli con la Barbagia nel cuore

Avere Nuoro nel destino. Ottorino Cusma, nato l'8 agosto del 1934 a Monfalcone, Friuli. Fino al 1958 non sapeva nemmeno in quale parte del mondo fosse Nuoro. Eppure nel suo destino, come quel sortilegio che colpisce ogni nuorese, l'amore - odio che diventa malattia, è entrata di prepotenza nella vita di Ottorino, tante le occasioni di andare altrove svanite all'ultimo momento, tante le coincidenze che lo hanno spinto a rimanere per sempre. Ottorino Cusma è uno dei personaggi più conosciuti e benvoluti di Nuoro e questo, per uno che non sia nuorese, è già di per se un traguardo quasi irraggiungibile, sembra quasi che la città lo percepisca come un suo figlio alto, con gli occhi azzurri, bello come Marlon Brando in gioventù, straordinariamente somigliante a Paul Newman oggi, nella maturità.

Un'avventura iniziata all'età di 3 anni quando si trasferì ad Asmara, in Eritrea con tutta la famiglia, a seguito del padre che gestiva un bar. Nel 1943, con la promessa di una casa, le famiglie emigrate in Africa vennero rimpatriate e si imbarcarono sulla Duilio, la nave che li riportò in Italia per , poi, ritornare a Monfalcone, tra i bombardamenti. Il fascismo, mentre la Duilio, navigava nell'Oceano, era caduto e la famiglia Cusma si ritrovava, come tante altre, senza casa e senza lavoro: sfollati. Tempi difficili, quelli: il padre prigioniero di guerra in Africa, la madre costretta ad andare ogni giorno al Fascio per chiedere un sussidio, rischiando la vita, perchè i partigiani, credendola una spia volevano ucciderla. Oggi, papà Cusma è un vecchietto di 92 anni che vuole ancora andare in giro con la biccicletta per Monfalcone, mentre la signora Cusma "E' -dice Ottorino- la classica donnona friulana, iperprotettiva, convinta, quando si trasferì a Nuoro, che fosse un luogo selvaggio dove rischiano la vita, mentre oggi, adora la Sardegna e quando viene a trovarmi non se ne andrebbe più". Ottorino, invece vive nella sua bella casa a San Pietro, con la moglie sposata nel 1959 a seguito, dicono i due innamorati, di un vero e proprio colpo di fulmine. Scatole zeppe di vecchie foto lo ricordano nel suo glorioso passato di calciatore: fù proprio il calcio a portarlo qui, per giocare in quella famosa formazione della Nuorese degli ultimi anni 50 entrata nella storia: Frogheri era un suo compagno di squadra, la triade Biagi-Catte- Cusma è ormai leggenda. Tra le foto che lo ritraggono in campo, però, ve ne sono altre nella sua uniforme di vigile urbano , il vigile buono che, secondo la leggenda , non avrebbe mai fatto una multa in tutta la sua carriera.

Alessandra Corrias  estratto dell'articolo del 1 ottobre 2003 da la Nuova Sardegna

L'intervista

-Ottorino, molti nuoresi la conoscono e le vogliono bene, ma in tanti si chiedono quale sia il motivo per cui lei è arrivato quì e sopratutto per cui lei ha deciso di costruire a Nuoro la sua casa e la sua famiglia.

" I motivi che mi hanno portato quì, sono più che altro una serie di coincidenze. Ero un bravo calciatore, a sedici anni giocavo in Promozione. Da Monfalcone fui chiamato a giocare a Maglie, in provincia di Lecce. Quello fù un mio grande errore: infatti al Sud, i giocatori venivano pagati molto di più, aumentava il loro valore e così fui tagliato dal mercato del Nord, per il quale ero già diventato troppo caro".

-In effetti, molti appassionati ricordano che ci si chiedeva come mai un giocatore come lei, considerato da Serie A, si fosse fermato in una piccola squadra come la Nuorese.

"Lo ripeto, una serie di coincidenze, il destino. In quel periodo, quando giocavo in Puglia, ho avuto due possibilità di andare in  serie B, con la Triestina e con il Messina, che mi volevano a tutti i costi. Purtroppo c'era di mezzo il militare e nessuna delle due alla fine mi prese. In più litigai con la dirigenza della mia squadra, il Lecce che non aveva onorato il contratto. Un giorno, uscendo dalla sede con un diavolo per capello, incontrai Starace, l'allenatore della Nuorese, che mi chiese perchè fossi arrabbiato. Gli spiegai tutto e lui mi disse:- Vieni a giocare a Nuoro, i soldi te li diamo noi- io risposi- d'accordo vengo, ma Nuoro dov'è?. Non sapevo neanche che esistesse una città con questo nome! Era il 1958. E poi di nuovo coincidenze, di nuovo il destino. Il contratto con la Nuorese prevedeva che io rinunciassi ai soldi che mi aveva promesso Starace per essere libero dopo due anni e per poter salire di categoria; doveva prendermi la Sambenedettese che all'ultimo minuto mi preferì un giocatore di Serie A. E dopo questo e un'altra serie di inconvenienti, ho capito che la sorte voleva che io rimanessi a Nuoro".

-E' stato difficile ambientarsi nella realtà nuorese?

"No, mi trovai subito bene, un posto tranquillo, una bella squadra. Allora si giocava contro Perugia, Empoli, Ternana. Frogheri era micidiale, mi ricordo uno stopper del Viareggio, un metro e novanta di statura a cui lui, che era altro trenta centimetri di meno, rubava i palloni di testa. Sono rimaste nella storia del calcio nuorese le rimesse laterali di Ottorino Cusma, si praticamente ogni rimessa era un corner; una volta il pallone è finito direttamente in rete, ma il gol non è stato considerato valido. La cosa divertente era che chi non mi conosceva mandava in fallo laterale senza sapere a cosa andava incontro".

-Per quanto tempo ha giocato nella Nuorese?

"Per sette anni, poi, sono passato a squadre minori, ho fatto l'allenatore-giocatore, poi solo l'allenatore".

 
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