La Storia Della Nuorese Calcio Dal 1930 Ad Oggi

Giovedi, 17 Agosto 2017
Calcio bailado
Hits smaller text tool iconmedium text tool iconlarger text tool icon
 

"Il calcio bailado di noi ninos de rua"

la storia del brasiliano Emerson dalle baracche di Jonville a Nuoro

"I ninos de rua, i bambini di strada, hanno soltanto due modelli di vita davanti agli occhi: lo sport o la droga. Io, Emerson Ramos Borges, ho avuto la fortuna di prendere quella giusta. Tanti bambini come me a Joinville, la mia città, 900mila abitanti, stato caterinense, hanno fatto una brutta fine. Non c'è lavoro, non ci sono alternative, non c'è futuro e allora, il presente è soltanto uno: vendere la droga. e prenderla per dimenticare almeno per un attimo quello che c'è intorno a te. Certo, non è una vita, ma per chi sta tutto il giorno tra baracche e strade polverose la scelta è quasi obbligata".

"Io ho avuto la fortuna perchè sono cresciuto in una famiglia vecchio stile, povera, poverissima ma con tanti valori. Mio padre, operaio in una fonderia a 200 euro al mese, per mantenere agli studi me e mio fratello e per arrotondare giocava al calcio, difensore come me, in una squadra del campionato amatori, che vuol dire dilettanti e che gli consentiva di portare a casa altri 100 euro circa al mese a casa. Mia madre anche lei contribuiva al bilancio familiare: parrucchiera per il vicinato, prezzi modici ma quanto basta. Talento brasiliano ed operosità italiana: il nonno di mia mamma era di Trento, emigrato in sudamerica: per questo motivo il mio sogno è quello di portare mia madre in Italia, è il grande regalo che vorrei farle per ripagarla di quanto ha fatto insieme a mio padre per me e mio fratello".

"Tra la droga e lo sport, io non ho mai avuto dubbi perchè avevo l'esempio di mio padre e di una famiglia felice e perchè la mia vita è il calcio. Con un pallone tra i piedi sono spensierato, come la maggior parte dei bambini brasiliani lo sport è tutto. Molti mi chiedono come mai un paese cosi povero come il nostro esprima i migliori sportivi al mondo nel calcio, nella pallavolo, nel basket. Il motivo è semplice, basta andare per una volta in qualsiasi angolo del Brasile: in spiaggia, per le strade, vedi soltanto ragazzini che giocano al pallone. Tutti sono sportivi, tutti vedono nello sport la possibilità di abbandonare quella strada seguendo il sentiero giusto ed evitando la droga. Mi rendo conto che si tratta di un modello difficile da esportare in Europa, ma in Brasile funziona cosi: la migliore palestra possibile è la strada, dove la passione per il pallone cresce ogni giorno come le tentazioni della strada"

"E' cosi è stato anche per me: ho 24 anni, il mio obbiettivo è quello di diventare un professionista del calcio. Ho cominciato per la strada, poi a 15 anni mi sono messo in luce nei campionati scolastici, a 16 ho partecipato al mio primo torneo per amatori che nella mia città è molto forte, quasi come la serie D italiana. E' stato il mio primo ingaggio, 180 euro al mese. Sino a quando non mi ha preso il Joinville nella formazione Juniores. Dal 2002 ho giocato nel campionato paultista, Serie B, squadra del Jalesense, poi nel mio stato nel campionato catarinense con il Caxies. Per me, tifoso del Palmeiras, quando è arrivata la chiamata della squadra del cuore, è stata una soddisfazione incredibile.  Ho cominciato gli allenamenti nella formazione B, ma spesso giocavamo in settimana contro la prima squadra, dove giocava il portiere Marcos che ha vinto il mondiale nel 2002 e Wagner adesso al Cska. Dopo qualche mese avrei dovuto firmare il mio primo contratto da professionista. In una squadra come il Palmeiras i migliori arrivano a guadagnare anche 10000 euro al mese, io ero comunque felice di potermi confrontare con i più forti giocatori brasiliani. Quel contratto però non è mai arrivato, chissà cosa è successo davvero tra il mio procuratore e i dirigenti della società. Mio cugino Paulo Cesar giocava a calcetto nel Cagliari e mi ha detto di raggiungerlo in Sardegna. Eccomi quà. Primo anno all'Atletico, adesso alla Nuorese. A 24 anni non ho comunque rinunciato al mio sogno, il mio obbiettivo resta lo stesso: diventare un calciatore professionista. Forse non arriverò mai alla serie A italiana, ma in serie C o B, lo dicono i miei allenatori, potrei ben figurare".

"Si in Brasile, tutti i giocatori hanno in mente soltanto una cosa: mettersi in evidenza per arrivare a giocare in Europa. Questione di soldi, certo. In Brasile ci sono tanti giocatori fortissimi e pochi denari, pochi finanziatori, nessuno sponsor, i migliori emigrano in Spagna, Italia, Inghilterra e Germania. Io al mio livello, non sono diverso da loro. E a fine carriera potrei tornare in Brasile con un pò di tranquillità".

estratto dall'articolo di Paolo Carta tratto dall'Unione Sarda (INFORMATORE) del 13-10-04
 

 
Banner

La Nuorese è come una bella donna, più la guardi e più ti innamori!!

Tot. visite contenuti : 12898607
 161 visitatori online
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy cliccando qui!