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Sabato, 27 Maggio 2017
Zola e Zomeddu
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Zola e Zomeddu

«Era un maestro nelle finte e controfinte, non cadeva mai, un' eccezionale resistenza fisica»

Nuoro Un giorno nel 1980 un signore di Oliena, che faceva il bidello in un istituto superiore di Nuoro, aveva segnalato alla redazione del nostro giornale la nascita di un talento del pallone. Era lo zio di Gianfranco Zola. Allora il futuro campione aveva appena quattordici anni e già mostrava quelli che sarebbero stati i suoi numeri migliori. Lo zio chiedeva che qualche giornalista si occupasse del nipote. «Basta vederlo come tocca il pallone - e gli brillavano gli occhi mentre parlava - per capire che siamo davanti a una grande promessa del calcio». Non si sbagliava. Trascorre poco tempo e Gianfranco Zola entra a far parte della squadra locale, il Corrasi. Lì trova un allenatore, Giovanni Maria Mele, che lo prende in consegna, ne individua le doti, lo lancia. «La mia prima impressione - racconta oggi Mele - è stata quella di trovarmi davanti a un vero talento: tecnica già sopraffina, grande mobilità e velocità. Difficile portargli via il pallone. Era un maestro nelle controfinte e nei dribbling. Possedeva un eccezionale equilibrio: non cadeva mai anche a contatto col più rude degli avversari. Infine una eccezionale resistenza fisica».
Gianfranco Zola resta tre anni sotto la guida di Giovanni Maria Mele, dal 1982 al 1985, sempre in forza al Corrasi. Poi il salto alla Nuorese che naviga in C2. La squadra, allenata da Vanni Sanna, retrocede, ma Zola era stato poco impiegato. Ritrova l’anno successivo, in Interregionale, il suo vecchio allenatore. Il giocatore di Oliena esplode: va a rete con disinvoltura, in campo mostra tutta sua sagacia tattica e la sua potenza atletica.
Poi il passaggio alla Torres, che costituirà il preludio di quella che sarà un’incredibile avventura calcistica.
La fiaba di Gianfranco Zola è nata così, in un paese della Barbagia, lontano dai riflettori, ma grazie ad incontri giusti, soprattutto quello con Giovanni Maria Mele, che lo ha prima di tutto compreso dal punto di vista umano, ne ha assecondato la grande passione per il calcio, lo ha formato fisicamente affidandolo alle cure di Nardino Masu, nella palestra dell’ex campione di pesistica. Un secondo padre, insomma, al quale Zola si affida ancora nei momenti delle scelte importanti. «Ci siamo sentiti poco tempo fa - rivela Mele - gli ho fatto gli auguri per aver conquistato nel Chelsea la partecipazione alla Coppa dei Campioni. Ma ho capito che il suo cuore batteva per la Sardegna. La sua è stata una scelta di vita. Sin da ragazzo nutriva una predilezione per il Cagliari. Certo, la serie B non è la Coppa dei Campioni, ma ha vinto il cuore».
E conclude: «Sono felice che Gianfranco sia ora del Cagliari, andrò a vederlo giocare, mi emozionerò ancora una volta. Una cosa è certa: anche in Sardegna, soprattutto in Sardegna, prevarrà la sua classe cristallina, il suo fiuto del gol, la sua straordinaria intelligenza tattica, la sua generosità, il suo impegno. E il Cagliari non avrà che da giovarsene alla grande».
 

3 LUGLIO 2003  Gianni Pititu da L'Unione Sarda

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Giovanni Maria "Zomeddu" Mele

 
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