La Storia Della Nuorese Calcio Dal 1930 Ad Oggi

martedi, 26 Settembre 2017

Campionato di Serie D Girone G stagione 2017-2018

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NUORESE

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Goveani e Perra
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2004-2005


L’INTERVISTAIL PERSONAGGIOIL FUTURO

Una lunga chiacchierata sul campionato nella casa dell’amico del cuore con i collaboratori Fiammotto e Marroccu.

Pacato ma felice il patron dà i voti e parla della rivalità con il Tempio. L’organizzazione alla base del successo.

Nessun proclama ma un sano realismo «Il programma andrà avanti per gradi e sono convinto che Nuoro valga.

Goveani, il presidente burbero «innamorato del mio giocattolo»
Progetti e sogni nella confessione sportiva di uno zingaro del pallone che crede nel lavoro e negli uomini ed è rimasto stregato dai tifosi nuoresi
Il presidente Roberto Goveani (in alto al centro) abbraccia due giocatori (a sinistra) e esulta a fine partita (in basso a sinistra). A destra i tiosi (in alto) e la gioia dei calciatori sotto la curva [FOTO MASSIMO LOCCI]

NUORO. Nel nido dell’amico. Caldo,accogliente, sicuro: solo a casa del compagno fidato Pasqualino Catte, il presidente burbero si lascia andare e racconta. Non è stato facilissimo incontrare Roberto Goveani, chiedergli di questa grande stagione, capire come e quanto il suo lavoro, spesso sotterraneo (ma efficace), abbia influito sull’andamento di una squadra che dopo tanti anni è ritornata in serie D. Elegante, gentile, disponibile, il Goveani sfuggente dipinto dai più non è quello seduto alla tavola dell’amico che vende pneumatici. Certo, i primi minuti non sono così comunicativi ma di sicuro servono per rompere il ghiaccio e il patron della Nuorese, subito dopo aver mangiato, appare ben disposto a parlare del suo “giocattolo”.In verità Goveani ne ha anche altri due (la squadra che milita nel torneo maltese e quella che gioca in Moldova) ma è la Nuorese la formazione che gli sta regalando le soddisfazioni più grandi. Pizzetto d’argento, capelli brizzolati, gli anni passano anche per l’ex presidente del Torino, diverso nell’aspetto da quello che portò il Calangianus in serie D al primo anno in Eccellenza. Quello della gioia sul campo di Pula, degli abbracci a tutti i suoi giocatori era un altro Goveani. Lui, il presidente, non è mai stato un uomo calmo, la sua proverbiale ansia, però, sembra improvvisamente svanire quando comincia a parlare della Nuorese. Perra, Marroccu, Fiammotto, Festa, Troianiello, Goveani ne ha per tutti, la vittoria, Nuoro e questi colori lo hanno reso più disteso. «Che differenze ci sono tra la mia prima vittoria in Sardegna, quella con il Calangianus, e questa con la Nuorese? Tantissime - esordisce - allora arrivai, vinsi e poi fui costretto a lasciare la società perché i dirigenti del paese decisero di mollare. Qui il progetto è nato, sta andando avanti e mi auguro che continui con la massima serietà e professionalità ». Serietà e professionalità,due parole che piacciono da morire al notaio di Pinerolo. In pochi mesi Goveani ha costruito una squadra e una dirigenza. Lui ha dato l’input, le direttive i consigli e gli ordini, gli altri, i suoi collaboratori hanno eseguito. Bene a quanto pare: la Nuorese ha stravinto il torneo battendo tutti i record e in poco tempo al Quadrivio sono state gettate le basi per un grande futuro perché, per dirla con le sue parole, «Nuoro con il suo bacino d’utenza può aspirare tranquillamente alla serie C1». Un semplice parere, non una promessa ai tifosi, ma sicuramente una considerazione su cui costruire dei sogni. Non chiedetegli dei pionieri che posero le basi della storia calcistica della Nuorese, di Salvietti, di Mario Corbu o di Stellino, nove anni a Nuoro (Goveani ha uno studio notarile in città) sono troppo pochi per fargli anche solamente assaggiare una storia lunga 75 anni. Se però a Goveani si domanda di raccontare quello che è riuscito a fare in questa stagione, lui ha già bella e pronta una risposta ricca di orgoglio. «Mi piace vincere, da quando sono nel mondo del calcio ho conquistato otto campionati e una Coppa Italia. L’ho sempre fatto seguendo canoni e programmi ben precisi e affidandomi a dei collaboratori esemplari». Ecco il secondo cardine del segreto verdeazzurro, lo staff. Scelto e plasmato da Goveani, si intende, ma sempre e comunque professionale e determinato. Non si sbaglia quindi quando si pensa che la Nuorese versione 2005, per l’andamento nel torneo e per le convinzioni,sembra essere stata costruita a immagine e somiglianza del suo presidente. Un presidente che quando deve scegliere o acquistare giocatori e allenatori, prima cerca sempre di conoscerne le peculiarità umane.«Prima c’è l’uomo, poi il giocatore -continua Goveani - la serietà di una persona sta alla base dei risultati».Sono passati trenta minuti, il Goveani spigoloso del primo impatto ha lasciato il posto ad una figura molto più riflessiva. «Ho costruito uno staff che mi sta regalando grandi soddisfazioni. Non dico una sciocchezza quando riferisco che per me Virgilio Perra è il miglior allenatore in circolazione in Sardegna. Sì, lo seguivo da tempo, dal periodo di Calangianus, lui era all’Atletico e mi colpì il modo con cui riusciva a gestire nel migliore dei modi le sconfitte della sua squadra».Tutto è filato liscio, la Nuorese ha stravinto nonostante in tanti alla vigilia avessero indicato il Tempio quale principale favorita. «Ma non è stato tutto così semplice - sottolinea Goveani - quest’estate in pochi avrebbero scommesso sulla Nuorese. Ho conservato un paginone de L’Informatore con i pareri di tutti gli allenatori del torneo di Eccellenza. Quasi tutti avevano indicato il Tempio come squadra da battere, ben al di sopra di tutte le altre contendenti. Il Tavolara, la formazione di Mereu e il Macomer hanno deluso, il Castelsardo nonostante i proclami sotto tono ha confermato di essere una buona squadra, ma le vere sorprese sono state Tharros e Gialeto». Goveani nomina il Tempio e gli viene l’orticaria. «No, nessuna rivalità ma mentre loro parlavano, parlavano, noi siamo andati avanti a suon di risultati». A fianco a lui Pasquale Catte sorride. Dall’altra c’è il suo braccio destro Edoardo Fiammotto, il tatuatissimo collaboratore (anche il presidente della Nuorese ha la passione per i tatuaggi) che ha sempre accompagnato Goveani in tutte le sue avventure calcistiche: la seconda volta alla guida della Nuorese ha portato fortuna. La prima, invece, un po’ meno:«Diciamo che quella volta i tempi non furono maturi. Allora incontrai una dirigenza molto diffidente, l’anno scorso invece ho trovato un ambiente diverso e molto più ben disposto». Nuoresi scettici e diffidenti, proprio come lui, milanese atipico. Un confronto tra sordi che sembrava destinato a concludersi con un altro buco nell’acqua. Niente di tutto questo, gli acquisti prima, i risultati dopo hanno riportato la gente al Quadrivio. In città l’entusiasmo è arrivato alle stelle e Goveani non ha tardato a farsi abbracciare metaforicamente dalla Nuoro che tifa. «I nostri sostenitori sono molto simili a quelli inglesi - dichiara sicuro Goveani - caldi allo stadio, discreti, partecipi e competenti nei giorni senza partita. Sì è vero, la gente mi ferma per strada per complimentarsi con me e chiedere della squadra. Non posso negare di aver trovato l’ambiente ideale». Interesse, fiuto per gli affari, passione: Goveani pare proprio che questa volta abbia fatto centro. In un ambiente vergine,ma motivatissimo, il notaio che a Nuoro non passa certo inosservato al volante della sua splendida Aston Martin, lo stesso che nel 1993 conquistò la Coppa Italia con il Torino (e l’anno successivo raggiunse i quarti in Coppa Coppe) di Mondonico, Scifo e Aguilera, potrebbe aprire un ciclo. L’esperienza nel Torino non la ricorda molto volentieri, ma gli è servita per portare in realtà minori come quelle di Capri, Calangianus,Ischia, Nuorese, Msida St Joseph (la squadra di Malta) l’organizzazione delle società professionistiche. «Il calcio non è cambiato rispetto a dodici anni fa. Sì, i calciatori sono sempre più degli atleti, ma la tecnica è rimasta tale. E anche a livello organizzativo e dirigenziale non penso ci siano stati grossi sommovimenti. Chi stimo? I miei vecchi collaboratori del Torino. Renato Zaccarelli, una bandiera granata e un grande uomo, e il presidente dell’Atalanta Giacomo Randazzo, che aveva lavorato con me a a Torino. Gli altri? Non li conosco - taglia corto Goveani - no, nemmeno Cellino. E non so proprio in quale personaggio potrei rivedermi. Moratti? No, non credo. L’ho già detto - scherza - anche se a livelli più bassi a me piace vincere». Il tempo incalza, il lavoro chiama,ma Goveani deve ancora parlare della squadra e soprattutto del futuro. In modo particolare dopo una stagione come questa. «Mah - confessa - chi mi guarda dal di fuori potrebbe dire che non sono un presidente molto presente. Sì, ho visto parecchie partite, ma non sono uno di quei dirigenti che si infila negli spogliatoi o detta i nomi da mandare in campo al proprio allenatore. A ciascuno il suo lavoro. Non ho mai esonerato nessuno, a parte Tamponi sulla panchina del Calangianus. Credo fermamente nel lavoro ma sono sempre disponibile quando un mio collaboratore o un ragazzo della squadra ha bisogno di qualcosa». Scopriamo un Goveani confessore e consigliere, una persona pronta a ricevere nel suoi studio i giocatori per liberarli da qualsiasi peso emotivo. «Nessun consiglio tecnico ma solo sostegno morale. Sotto questo aspetto la mia porta è sempre aperta. Per il calcio basta e avanza il buon Virgilio Perra». Già Perra, il tecnico del colpo di fulmine, l’allenatore stimato che Goveani contattò già qualche anno fa all’epoca del Calangianus. «Ha lavorato bene, ma non avevo il minimo dubbio su di lui. È una persona che sa svolgere nel migliore dei modi i suoi compiti». Catte, Fiammotto e il direttore sportivo Marroccu stanno al gioco. Sorridono, scherzano e se lo mangiano con gli occhi. Certo, per loro il Boss è una persona «molto particolare» ma si vede lontano un miglio che credono ciecamente in quello che dice e fa. Potere del tifo e dell’amicizia per Catte, lavoro e abnegazione per Marroccu, feeling che va avanti da anni per Fiammotto. La serie D è raggiunta, “l’inarrivabile” Goveani ha detto la sua. Sì, ma il futuro? I tifosi fremono e a Nuoro c’è fame di grande calcio. «Un traguardo alla volta - conclude Goveani - i sogni vanno di pari passo con la realtà». Il tempo dei proclami è finito da un pezzo, il notaio ha imparato non una ma cento lezioni: adesso il presidente della Nuorese corre solo sulla sua Aston Martin.- FEDERICO FONNESU-


IL PROTAGONISTAIL CARATTEREIL GIOCATORE

«Al Quadrivio ho giocato per quattro anni con Zola, Tolu, Palmisano, Gattelli. Lo stadio era zeppo, la città vale la C1». «Non uscirò mai più per primo sul campo:gli applausi mi hanno caricato ma son timido, entrerò con due persone». «Avrei messo la firma per il secondo posto ma la rosa dei giocatori era competitiva anche se i pronostici dicevano Tempio»

PANCHINA D’ORO Un’espressione tipica di Virgilio Perra, l’allenatore che ha trascinato la squadra dei record alla promozione in serie D

Con Virgilio nel girone dei dannati in cammino dall’Inferno al Paradiso
Perra ha traghettato in serie D la Nuorese dei record che adesso punta dritta alla C
«Quando giocavo lo stadio era pieno: era un altro calcio, le emozioni sono le stesse»

NUORO. Ha vinto la sua personalissima scommessa. Fuma Virgilio Perra e sogna. I suoi occhi sorridono. Finalmente. L’allenatore serioso è tornato bambino e adesso, a cinque anni di distanza dalla prima vittoria in Eccellenza con l’Atletico di Tonino Orrù, può dire con orgoglio che il gioco di fare un passo indietro nella scala dei valori calcistici è valso la candela. La Nuorese è in serie D e Perra, ex calciatore, ora tecnico rampante, ha trovato l’America a 180 chilometri dalla sua Elmas. Carismatico, sicuro e riflessivo Virgilio lo è sempre stato ma negli ultimi anni era diventato più apprensivo. I risultati, le salvezze con l’Atletico arrivavano puntuali, ma nessuno bussava alla sua porta per dargli una chance più importante. Quella svolta, quel cambio di ritmo che può anche trasformare la vita di un uomo, Perra se lo sta costruendo dopo una decisione rischiosa: abbandonare la serie D, ricominciare dall’Eccellenza in un ambiente nuovo per vincere e diventare un tecnico professionista sulla panchina di una squadra sarda. La sua ex squadra, per giunta. Emozioni, scommessa e calore umano: per Virgilio una full immersion che gli ha restituito il sorriso. Un sorriso che aveva perso, in parte, nei pomeriggi grigi del San Biagio, a Villasor,quando, pur in un ambiente sano e motivato, doveva assistere allo spettacolo dei suoi ragazzi dell’Atletico sotto gli occhi di cento, sparuti, spettatori. Niente a che vedere con la carica dei tremila del Quadrivio. Gente che tifa e ci crede,sempre. Soprattutto adesso che la Nuorese ha ricominciato a volare. E lui, il condottiero dagli occhi blu, che ha legato con Goveani e con i giocatori, è pronto per continuare la marcia. Una percorso obbligato che, secondo gli appassionati e gli addetti ai lavori, dovrebbe portare la squadra barbaricina dall’Eccellenza alla serie C nel corso di qualche stagione. E Virgilio in mezzo a tutti quei trofei, seduto nella stanza dei ricordi della Nuorese, ci sta come un topo nel formaggio. Perché quegli anni nella squadra che vanta più tifosi in Sardegna dopo Cagliari e Torres (ma c’è chi giura che i sostenitori verdeazzurri siano già più numerosi di quelli rossoblù sassaresi) sono stati tra i più belli della sua carriera. E lui glaciale, impassibile tecnico che si nasconde dietro il fumo delle sue innumerevoli sigarette, finalmente è riuscito persino a commuoversi. Gli è capitato all’esordio, l’estate scorsa, quando al Quadrivio si è seduto sulla panchina della Nuorese per la gara di Coppa Italia contro la Bittese e di fronte all’applauso dei sostenitori si è emozionato. «Non uscirò mai più per primo sul campo del Quadrivio - dichiara sorridendo il pupillo di Goveani - quegli applausi mi hanno caricato ma sono pur sempre una persona timida. Da allora con me ci sono sempre almeno altre due persone». L’abbraccio del Quadrivio, le urla della folla, già dalla prima gara, hanno investito l’uomo che viene dal Campidano e riabbraccia, per scommessa quelle persone che tanto affetto gli diedero da giocatore. «Sì, a Nuoro ho giocato quattro anni, dai 23 ai 27. Facevamo la C, è stato un periodo della mia vita eccezionale ». Giocava con Zola, Tolu,Palmisano, Gattelli. Gente che prima, o dopo, ha lasciato un segno nel calcio. E nella foto più bella, quella della grande Nuorese, giovane e con più capelli, biondissimo, tra gli accosciati c’è proprio lui, l’attuale allenatore della Nuorese. «Quando ho giocato io qui a Nuoro la tribuna del Quadrivio era sempre piena. Era un altro calcio, non c’è dubbio, adesso conta di più la corsa, ma le emozioni, permettetemi di dirlo, erano le stesse». Si torna al presente: l’ultima è stata una stagione fantastica, nessuno si sarebbe mai aspettato una vittoria così travolgente. Neanche Virgilio: «All’inizio avrei messo la firma per il secondo posto.Certo, la rosa dei giocatori mi è sembrata immediatamente competitiva e gli stimoli dati dal grande pubblico facevano ben sperare, ma Tempio e Tavolara, lo dicevano quasi tutti, ci erano superiori». Pronostico sovvertito e scommessa vinta: Perra, il musone simpatico, ce l’ha fatta. «Non mi stancherò mai di ripeterlo, Nuoro come piazza vale la serie C1 - ammette bonariamente Virgilio - l’interesse per il calcio, soprattutto quello dilettantistico in città è enorme. I giocatori vengono fermati per strada dalle ragazzine per un autografo. Vendiamo le magliette come nelle società professionistiche e i tifosi partecipano ai forum proposti dal sito della Nuorese. Un entusiasmo del genere c’era anche negli anni Ottanta - continua l’allenatore - anche per questo ho deciso di ritornare qui». Scelta vincente, premiata subito con una promozione al primo colpo. «Qui ci sono grandi progetti. Il sogno di trasformare finalmente questa società in una grande vetrina per rilanciare tutta la Barbagia comincia pian piano a realizzarsi» Unico neo, il settore giovanile: «Da quel punto di vista stiamo lavorando ma c’è ancora molto da fare - ammette Perra - le regole in serie D obbligano le società a schierare almeno quattro ragazzi dal primo minuto. Ci stiamo attrezzando e sicuramente creeremo una squadra Juniores che partecipi al campionato Nazionale. Poi provvederemo a potenziare il vivaio, ambizioni e progetti esistono, un passo alla volta cercheremo di realizzarli». E la vittoria in campionato, come base di partenza, è più che buona, un bel biglietto da visita per tutti quelli che credono nella rinascita del calcio barbaricino. La stagione, le speranze, i sogni promozione che prendevano forma giornata dopo giornata, sono diventati una realtà concreta, da toccare e vedere nei sorrisi dei tifosi: «Il momento decisivo? Probabilmente la vittoria a Tempio nella quarta giornata di ritorno - sottolinea Perra - lì siamo andati a più dodici in classifica e ho capito che la vittoria di un’altra squadra sarebbe dipesa solamente da noi». La Nuorese ha vinto, i segreti di questo piccolo exploit al primo tentativo sono tanti, ma il tecnico della Nuorese è convinto che il carattere della squadra sia stato la componente più importante: «Avevo un gruppo molto eterogeneo da plasmare, con il blocco dell’Atletico, i giocatori che arrivavano dalla Campania e tutti gli altri. Da subito ho capito di avere tra le mani un gruppo di persone dalla forte personalità. C’era il rischio che tutto potesse sbriciolarsi, invece il lavoro e la pazienza hanno saldato le varie parti e alla fine l’unità dello spogliatoio ha permesso a tutta la squadra di vincere a ripetizione. Problemi non ne ho mai avuti, questo occorre sottolinearlo, e poi le vittorie aiutano sempre in tal senso. Certo - sottolinea Perra - è incredibile come la squadra non abbia mai accusato una flessione. Un calo uno se lo aspetta sempre, un po’ di sfortuna, qualche squalifica di troppo. Niente di tutto questo. Da quel punto di vista è stata veramente un’annata irripetibile. Spero proprio che d’ora in poi i tifosi usino come riferimento anche questa squadra per parlare della grande Nuorese, e non solo quella dove avevo militato anche io all’inizio degli anni Ottanta». Adesso comincerà una nuova avventura, quella della serie D, che Virgilio conosce molto bene. «I presupposti per fare bene, anche in serie D, esistono - afferma sicuro l’allenatore - se la società continuerà a sostenermi con fermezza come è accaduto in questa mia prima stagione è veramente difficile porsi dei limiti. Ci sono tante cose da fare, a partire dallo stadio, che ha bisogno di una ristrutturazione. Servono degli impianti adeguati anche per l’allenamento e poi si provvederà anche ai rinforzi. Sì - dichiara - posso dire di aver vinto la mia scommessa personale. C’era tanto scetticismo attorno a questa mia decisione ma adesso voglio andare avanti, anche perché l’effetto fionda potrebbe regalarci nuove e immediate soddisfazioni». L’attrazione reciproca si è trasformata in amore vero. Perra ha vinto e crede fermamente nel progetto di Goveani. L’unione perfetta nel calcio esiste e vive e si manifesta a Nuoro: «Una proposta seria da una squadra professionistica? Ci penserei diecimila volte. Qui sto molto bene - conclude Perra - Cagliari è vicina e l’ambiente è quello ideale per lavorare». Concetto chiarissimo, proprio come i suoi occhi. Che finalmente sorridono. Come sono lontani quei pomeriggi grigi al San Biagio di Villasor. Federico Fonnesu


LA SCHEDA DEL PROTAGONISTA

Perra calciatore: Centrocampista con il vizio del gol, grande visione di gioco e tocco fatato, Perra ha cominciato la sua trafila a Dolianova, dove ha fatto tutte le giovanili. Più tardi l’esperienza a Oristano con la maglia della Tharros. Da lì il passaggio a Quartu e l’esperienza nel Sant’Elena dove rimane per cinque stagioni e conosce Cappellaro, Nenè e le esperienze in C e quarta serie. L’esperienza a Nuoro Tre anni a Nuoro (dove gioca anche in C insieme a Zola, Gattelli, Palmisano,Mazzuzzi) poi gli anni della Gialeto e la fine della carriera a Sinnai. A Nuoro vive l’esperienza più bella: gol riconoscimenti, vittorie e soprattutto il grande affetto della gente.

Perra allenatore: Da allenatore comincia a Ussana, poi nell’ordine Carloforte e Sant’Elena. Ritorna a Carloforte, dove si mette in mostra con un gruppo di giocatori giovanissimi,ma lo chiamano gli Orrù all’Atletico dove vince in Eccellenza e si salva in D. Arriva la consacrazione a livello regionale ma Villasor gli sta stretta.Nel frattempo prende il patentino a Coverciano e può allenare sino alla serie C1. La scorsa estate decide di accettare l’invito di Goveani,che già l’aveva cercato al tempo del Calangianus.La Nuorese è storia recente.

I RICORDI DI ZOLAGOVEANI E PERRACAMPIONATOGIOCATORIVECCHIE GLORIELA CITTA' E I TIFOSILA SOCIETA'
 
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