La Storia Della Nuorese Calcio Dal 1930 Ad Oggi

Domenica, 23 Aprile 2017

Campionato di Serie D Girone G stagione 2016-2017

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23-04-2017 ore 15:00

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2004-2005


IL RACCONTO

IL PERSONAGGIO

IL FUTURO

Le gare rivissute dagli uomini-bandiera e la testimonianza di Nello Porcu in un’epoca che ha regalato tanti successi.

La soddisfazione del vecchio Chicco Piras per un traguardo atteso da tempo «Adesso potrò camminare a testa alta».

Una strategia vincente sarebbe quella di pescare i giovani nei piccoli club e fare conoscere ovunque la società.

Le grandi imprese degli anni Ottanta e l’esperienza dei fratelli Peppino e Salvatore
Quando la squadra vinceva
grazie ai colpi di due Picconi

Zola e Virdis al Quadrivio e le grandi sfide nei racconti di alcuni ex

La Nuorese non è più come una volta. Come quella anni Ottanta,che giocava in una serie D che sapeva di C2, che bastava un paio di annate buone per arrivare in serie A. In vent’anni è cambiato il mondo del calcio, è cambiato il gioco del calcio e pure la Nuorese non ha resistito al tempo che passa e si è adattata, nel bene e nel male, alle novità. Ma continua a far battere i cuori, anche di chi ha appeso le scarpette al chiodo e messo maglia e calzoncini dentro l’armadio, prima di passare dal campo alla tribuna. Senza smettere però di amare la sua ex squadra, anche se di nuorese ha poco o nulla. Perché i giocatori di oggi, cagliaritani o napoletani che siano, sono stati i soli capaci di riattizzare il sacro fuoco del calcio, che in città non ardeva più, sepolto da una spessa coltre di noia e delusioni. «Dopo tanto tempo, ho finalmente rivisto i nuoresi tornare sulla tribuna del Quadrivio. Basterebbe questo a rendere la Nuorese meritevole della promozione in serie D e di traguardi ancora più elevati», afferma deciso Salvatore-Dolli Picconi. Terzo di quattro fratelli «ma il più anziano quanto a permanenza nella Nuorese», ha giocato nella società barbaricina per quindici anni, fino al 1993. Praticamente una vita, piena di momenti speciali e legami preziosi, in parte condivisi con il fratello centrocampista Peppino. «Ricordo una partita in particolare, contro l’Almas Roma», racconta quest’ultimo, «avevamo contro giocatori come Bartolomei e De Agostini, veri pezzi da novanta. Ma ci difendevamo bene, devo riconoscere che eravamo una delle poche squadre sarde davvero ben attrezzate, una società economicamente solida e un presidente ambizioso al punto giusto. Un po’ come la Nuorese di oggi». Altro punto in comune, anche allora c’erano talenti veri, giocatori che avrebbero scritto un pezzo di storia del calcio italiano. «Ho visto Pietro Paolo Virdis e Gianfranco Zola diventare campioni», riprende Salvatore Picconi, «anche da giovanissimo, il primo aveva un passo e una caratura che lo rendevano superiore di una spanna ai compagni della Beretti, tanto che spesso giocava con noi, in prima squadra». Era un virtuoso, un’eccezione in un calcio fatto più di cuore che di testa. «Con la grinta si poteva supplire a tante carenze, oggi non è più così: anche un portiere deve avere piedi buoni», puntualizza Picconi, rimasto nel calcio come osservatore del Torino per il sud Italia, «oggi non si può più improvvisare, va tutto pianificato, programmato con cura. Come ha fatto Perra: aveva tra le mani giocatori di talento, ne ha fatto veri professionisti. Ho l’occhio clinico, alla prima partita ho capito che questa squadra sarebbe andata alla grande». Qualcuno invece è rimasto addirittura incredulo. «Vedere la Nuorese in vantaggio dopo pochi minuti è stata una novità, all’inizio troppo bella per sembrare vera», racconta Nello Porcu, centravanti «poco di sfondamento, ma molto rapido, una qualità che sapeva fare la differenza in un calcio piuttosto lento, molto diverso da quello espresso dagli attaccanti nuoresi». Così veloci da stordire gli avversari e appunto passare in vantaggio con altrettanta prontezza. «Bravura loro, ma anche di chi li ha formati. Penso che Perra abbia fatto davvero un buon lavoro. Al contrario dei suoi giocatori, perfettamente al passo con il calcio di oggi, è un allenatore di altri tempi, un mister come si deve. Che mette i suoi ragazzi sotto torchio, li vuole seri e ben educati, pretende impegno e concentrazione massimi, con qualsiasi avversaria». L’umiltà, questo è il vero pregio della Nuorese, al di là della bravura dei singoli. «Quella non si discute, come le possibilità di crescita di una squadra che ha le carte in regola per ripercorrere la strada della C2 che noi stessi abbiamo intrapreso, conquistando la promozione nell’84 con Vanni Sanna». Aspettando il bis, una somiglianza salta subito all’occhio: il carattere professionistico delle due squadre. A vent’anni di distanza, cicatrizzata la ferita della Prima Categoria nel dopo Bonaccorsi, la Nuorese ha recuperato il regime da squadra d’alto rango. «Ma la preparazione atletica che hanno loro, noi ce la scordavamo»,osserva Porcu, «invece, come i giocatori di oggi, anche la nostra vita ruotava tutta intorno al Quadrivio».Una scelta fuori dal comune, in un campionato regionale dove l’allenamento si concilia con il lavoro quotidiano. «Sarà sembrata fuori luogo, secondo me è stata la strategia giusta», afferma Chicco Piras, centrocampista degli anni d’oro della Nuorese cresciuto negli anni d’oro del Cagliari, «quando si vuol puntare in alto, bisogna convergere le proprie energie verso un solo obiettivo». Nel caso dei nuoresi, la rinascita. «Un momento che aspettavo da ventiquattro anni, mi ha reso orgoglioso della squadra e della città, che si merita tutta questa promozione. Finalmente non dovrò cambiare argomento quando mi chiedono della mia passione per la Nuorese». Ancor più strana, per un giocatore cagliaritano che ha vissuto in prima persona la più straordinaria avventura del calcio sardo: lo scudetto del Cagliari. «Negli anni del trionfo ho fatto qualche apparizione in prima squadra, con Scopigno in panchina. Ma è stata questione di poco: dopo il trasloco a Nuoro, nel ’71, il mio cuore è diventato verdazzurro ed è rimasto tale anche dopo il rientro nel capoluogo. Quest’anno non ho ancora potuto assistere a nessuna partita, ma sono stato felice di gioire anche a distanza, ogni domenica con gli aggiornamenti dei miei amici dal Quadrivio che mi annunciavano un nuovo successo». Un’altra vittoria, ben più pesante, è ormai nel presente della Nuorese. Il futuro potrà essere altrettanto radioso, ma qualcosa cambierà.«Negli ultimi mesi la squadra è diventata una bella piazza», prosegue Piras, «tanti giocatori hanno avuto la possibilità di mettersi in luce: saranno di sicuro nel mirino di società importanti e, chissà, potrebbero partire e lasciare qualche vuoto». Se il mercato è ancora utopia, c’è una certezza. «Fra i Dilettanti la regola impone di schierare quattro fuoriquota, serviranno per forza più giovani. Tante società dei dintorni hanno un bel vivaio, si potrà pescare da lì qualche ragazzo interessante, in attesa di disporne di propri», è l’osservazione dell’ex centrocampista, condivisa da chi, nuorese doc, nei primi anni ’80 salì insieme a lui sul palcoscenico del calcio nazionale. E che ora continua a seguire, dagli spalti del Quadrivio o attraverso le cronache in radio e tv, le vicende di una squadra che ha saputo lasciare di nuovo il segno. Con la sottile paura e speranza di veder replicare la storica promozione in C2. Vent’anni dopo. CLARA MULAS

I grandi vecchi. La linea difensiva della squadra anni Cinquanta racconta quel periodo
Catte e Cusma, linea Maginot della Nuorese che non c’è più
«Memorabile una gara a Berchidda nel giorno della promozione»

Pietro Paolo Virdis, da buon sardo, alle parole preferiva i fatti. Silenzioso, ma già bravo, anzi abilissimo come pochi con entrambi i piedi e di testa, e con la voglia matta di arrivare nel calcio che conta. A sedici anni appena, arriva da Nuoro, con la corazzata Nuorese in serie D, guidata in panchina dal ligure Valentino Persenda, l’occasione per fare il grande salto nell’olimpo del pallone. Una stagione vissuta intensamente dal giocatore di Sindia, ma arrivato dalla squadra dei Vigili del Fuoco di Cagliari allora in Prima categoria, con le migliori credenziali possibili. Attese poi confermate in pieno con le superbe prestazioni in campo del funambolo, inizialmente chiuso dal duo Izzo - Frieri. Alla fine del torneo i verdeazzurri si classificarono secondi, con 44 punti, appena tre in meno dal Genzano che venne invece promosso in serie C. Il giovane Virdis, realizzò la bellezza di 13 goal in sole 11 gare giocate, molte di queste spettacolari e decisive per la sorte della sua squadra, (tra questi si ricorda quello memorabile a Cassino, quando a tre minuti dal termine Virdis, partì dal centrocampo e dopo aver dribblato come birilli gli avversari depositò in gol la rete della vittoria corsara) segnalandosi come uno dei calciatori più interessanti, sul quale le grandi compagini nazionali misero immediatamente gli occhi, facendosi subito la guerra a suon di milioni per accaparrarselo.
Oggi da Milano, la città dove ha vinto tanto in Italia e in Europa, sponda rossonera, Pietro Paolo Virdis, 46 anni a luglio, torna indietro di oltre trenta, scavando nei ricordi, di quella stagione così importante per la sua carriera che gli permise appena alcuni mesi dopo di esordire con la maglia rossoblu del Cagliari in serie A. «Era la prima volta che andavo via di casa lontano, anche se non di molto dagli affetti della famiglia», dice Virdis «quella di Nuoro fu davvero un’esperienza molto bella e formativa, sia dal punto di vista umano e caratteriale che da quello prettamente agonistico sportivo in una squadra forte con alcuni uomini di spessore ed esperienza». Virdis, allora poco più che adolescente, e non ancora baffuto come nei tempi d’oro con le maglia di Juventus, Udinese e Milan, si divide tra gli impegni con la prima squadra con gli allenamenti al Quadrivio e lo studio. «Frequentavo la terza liceo scientifico al Fermi di via Veneto», ricorda il calciatore «venni promosso con la sufficienza piena, un’ulteriore soddisfazione per me e la mia famiglia, malgrado avessi la testa completamente assorta nel pallone. Tutto poi in quell’anno fu reso decisamente molto più facile da un società organizzata e piena di attenzioni nei nostri confronti. Ricordo con grande affetto il presidente Fulvio Bonaccorsi, una persona cordiale e genuina, come poche se ne incontrano nel mondo del calcio». I compagni di squadra di allora come il centrocampista di Carbonia Ivano Solinas, quando ne ricorda le gesta, gli brillano ancora gli occhi dall’affetto. «Era un ragazzo che si faceva amare», dice Solinas che con lui divideva anche la stanza della foresteria. «Fortissimo tecnicamente e col fiuto sopraffino del gol. Una dote che ne faceva un marcatore implacabile sempre capace di vedere la porta. Se poi davvero l’allenatore lo avesse impiegato un po’ di più magari a guadagnare la promozione saremo probabilmente stati noi».Nemmeno al campione, oggi commentatore della tv La 7, in attesa di trovare una panchina, è sfuggita la grande cavalcata in Eccellenza della Nuorese di Perra. «Mi fa molto piacere che la squadra possa tornare nel calcio che conta», commenta Virdis «una soddisfazione che la città e i tifosi meritano».LUCA URGU

I RICORDI DI ZOLAGOVEANI E PERRACAMPIONATOGIOCATORIVECCHIE GLORIELA CITTA' E I TIFOSILA SOCIETA'
 
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